Io e Plinio, il saluto

February 1st 2015


Domenica 1° febbraio 2015, dalle ore 11:30, inaugurerà a Bagno Vignoni (Siena) il nuovo spazio d’arte ART HOUSE, con la mostra Io e Plinio, il saluto, a cura di Mario Pissacroia (ideatore e art director di ART HOUSE ) dedicata al grande gallerista romano di origini abruzzesi Plinio De Martiis (scomparso nel 2004), che seppe rivoluzionare il panorama dell’arte in Italia dagli anni ’50 agli anni ’80, con le sue scelte coraggiose e lungimiranti, la sua carica innovativa e il suo metodo sperimentale nell’ideare e organizzare eventi espositivi.
Negli ultimi anni della sua vita, trascorsi in Val d’Orcia, De Martiis organizzò numerose mostre in uno spazio a Castelluccio di Pienza, e abitò proprio nell’antica casa di Bagno Vignoni che ora ospita Art House: la sua stessa presenza carismatica, che aleggia ancora in questo luogo magico, ha in qualche modo suggerito la creazione di questo nuovo spazio espositivo e performativo dedicato all’arte internazionale in Toscana.
ART HOUSE intende così rendere omaggio a un grande personaggio del mondo dell’arte il cui talento - sia come fotografo che come gallerista, ideatore e organizzatore di eventi culturali - e la cui attività, ricchissima di straordinarie iniziative e di lungimiranza culturale, non sono stati ancora sufficientemente valorizzati.
Il più importante riconoscimento gli era stato tributato nel 2003 da Duccio Trombadori, che in qualità di Presidente della Giuria della 54° edizione del Premio Michetti gli aveva fatto assegnare il “Premio Michetti alla Carriera”. Nel 2007 la Regione Abruzzo (di cui era originario) aveva voluto omaggiarlo con una grande mostra alla sua memoria, presso il Museo Vittoria Colonna di Pescara, dove erano presenti i maggiori artisti internazionali che aveva lanciato, in Italia e in Europa, da Rauschenberg a Twombly, da Schifano a Rotella, e una selezione di splendide foto da lui scattate agli artisti e ai personaggi del mondo della cultura che frequentavano la sua mitica galleria romana La Tartaruga (fondata nel ’54), da Duchamp a Ungaretti, a Leo Castelli. Nel 2014 la Galleria Marchetti di Roma gli ha dedicato una mostra in occasione del decennale della sua scomparsa.
Protagonisti della mostra di ART HOUSE (anche con lavori del tutto inediti), alcuni fra i maggiori artisti che lavorarono con De Martiis ed esposero presso La Tartaruga tra il 1954 e il 1984 (anno della chiusura), e altri artisti che conobbero e stimarono De Martiis, o che comunque ben rappresentano la vocazione internazionale e multidisciplinare della galleria (che riserva una sala al design, al fashion, all’arte drammatica, sperimentando contaminazioni con la sound art). Durante la mostra rivivrà anche la musica di Luciano Berio, che come altri grandi musicisti contemporanei frequentò la galleria di De Martiis e vi tenne concerti.
Artisti presenti: Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Enrico Baj, Alberto Burri, Ennio Calabria, Tommaso Cascella, Tano Festa, Franco Fontana, Sergio Lombardo, Robert Mapplethorpe, Gastone Novelli, Achille Perilli, Gerhard Richter, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Ugo Sterpini.

Plinio De Martiis e “La Tartaruga”


Nato a Giulianova (Teramo) nel 1920, Plinio De Martiis lasciò da ragazzino la città natale insieme ai genitori, per andare a vivere a Roma. Fin da ragazzo si appassionò alla fotografia, al cinema e al teatro, frequentando il gruppo del “Teatro dell’Arlecchino”, insieme a Franca Valeri, Carlo Mazzarella e Vittorio Caprioli. Aderì ben presto all’antifascismo, e dopo la guerra diventò funzionario del Partito Comunista Italiano.Nel 1954 – suscitando diverse polemiche - si allontanò dal PCI per aprire la mitica galleria d’arte “La Tartaruga”. La nascita della Galleria avvenne quasi per caso, in una serata tra amici, nel 1954, quando dentro un cappello - di Mario Mafai - furono messi 5 bigliettini piegati per estrarre a sorte il nome della galleria: fu estratto un bigliettino con su scritto “la Tartaruga”. Lo aveva scritto Mino Maccari. Il 25 febbraio del 1954, Plinio De Martiis inaugurò la Galleria d’Arte in Via del Babuino, a pochi passi da Piazza del Popolo, insieme alla moglie, Antonietta Pirandello (nipote di Luigi Pirandello). Gli ispiratori di questa nuova avventura furono Leoncillo, Leonardi, Salvatore Scarpitta, Mario Mafai e Giulio Turcato, artisti italiani già affermati nel panorama nazionale ed internazionale. Oltre alle mostre dedicate a questi artisti, si tennero negli anni ’50 importanti mostre di artisti come Afro e Burri, Fausto Pirandello, Dorazio, Novelli, Perilli, Rotella, Corpora, Consagra, Colla (con la sua prima personale a Roma), Karel Appel e Asger Jorn (entrambi con la loro prima personale a Roma). Tra il ‘57 e il ‘59, la Galleria “La Tartaruga” lanciò, per prima in Europa, l’arte americana: vi esposero artisti americani come Rauschenberg, De Kooning, Marca-Relli (con la sua prima personale a Roma), Kline e Twombly (entrambi con la loro prima personale in Europa), ai quali negli anni ‘60 si sarebbero aggiunti anche Sam Francis e Andy Warhol.
Gli anni ‘60 si aprirono con l’esordio di Kounellis, con la sua prima personale assoluta, nel giugno 1960, e continuarono con Schifano, Giosetta Fioroni, Castellani, Manzoni, Angeli, Festa, Ceroli (con la sua prima personale assoluta nel ‘64) e Pascali (con la sua prima personale assoluta nel ’65). Nel 1963 la galleria si trasferì in Piazza del Popolo, e in quell’anno si ebbero qui anche le prime apparizioni di Lombardo, Mambor, Tacchi. Anche Eliseo Mattiacci tenne alla Tartaruga, nel 1967, la sua prima mostra personale. La Galleria La Tartaruga, era diventata in breve tempo uno dei punti cruciali dell’arte nella “dolce vita” romana. La frequentava anche Duchamp, e vi si potevano incontrare grandi intellettuali e scrittori come Giuseppe Ungaretti, Nanni Balestrini (che vi tenne una mostra di poesia visuale), Tristan Tzara, Alberto Moravia e Sandro Penna.
Gli inizi del 1968 De Martiis ha ancora un’idea geniale: il “Teatro delle Mostre - Festival - Una mostra ogni giorno. Dalle 16 alle 20”. L’evento prefigura la chiusura della galleria, ma di fatto diventa leggenda. Il progetto trasformò la galleria in un laboratorio permanente, in una quotidiana occasione di incontro fra gli artisti, i critici, gli intellettuali che, con la loro assiduità di frequentazione, costituivano l’anima della Galleria e la forza propulsiva contemporaneamente del suo sviluppo e della più avanzata ricerca artistica romana. L’idea di una manifestazione così congegnata era emersa a fronte della qualità più accentuatamente effimera che la produzione artistica stava assumendo in quella fase, tale da richiedere un diverso modello di esposizione e di rapporto con l’opera. Era la ricerca di un modo espositivo che assecondasse la nuova provvisorietà e transitorietà dell’arte.
La prima fase della Tartaruga si chiuse nel 1969, lasciando una traccia indelebile nell’arte contemporanea italiana e internazionale. Una delle ultime esposizioni fu un’importante mostra di Giulio Paolini (maggio 1969). La galleria riaprì nel 1970 nella nuova sede di Via Principessa Clotilde. Per tutti gli anni ‘70 continuò ad essere un insostituibile laboratorio d’arte, una fucina di sperimentazione in cui esposero per la prima volta le loro opere artisti come Spalletti, Parmiggiani, Agnetti, nonché una vetrina importante per le ricerche della poesia visuale di quegli anni. Alla fine degli anni ’70, De Martiis dà la sua interpretazione della “rinascita della pittura” che va delineandosi in quel periodo. Dopo un’ennesima chiusura, la galleria riapre infatti, in Piazza Mignanelli, con un piccolo gruppo di pittori “Anacronisti” (Piruca, Ligas, Di Stasio, Bulzatti, Gandolfi...), che dipingono a olio su tela: una pittura figurativa e “antica”. Ma ormai l’energia più potente e guizzante si è esaurita: De Martis continuerà a organizzare mostre in galleria fino a metà degli anni ’80, mostre anche belle e importanti, ma prevalentemente “di repertorio”, utilizzando spesso materiali d’archivio, in particolar modo le splendide fotografie che lui aveva sempre continuato a scattare, durante il suo percorso di grande gallerista di arte contemporanea.
Negli anni ’90, De Martis si trasferisce nella Val d’Orcia (Siena), dove a Castelluccio di Pienza dà vita a un’associazione culturale che chiama ancora “La Tartaruga”. Qui organizza le affascinanti collettive Gli anni originali e Per il clima felice degli anni ‘60, retrospettive di Angeli e di Manzoni, personali di Kounellis e Mauri, insieme a interessanti mostre di giovani artisti.
Muore a Bagno Vignoni il 2 luglio 2004.

Scheda Tecnica

  • Mostra
    Io e Plinio, il saluto
  • Artisti
    Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Enrico Baj, Aurelio Bulzatti, Ennio Calabria, Tommaso Cascella, Tano Festa, Franco Fontana, Sergio Lombardo, Robert Mapplethorpe, Carlo Mattioli, Gastone Novelli, Achille Perilli, Franco Piruca Gerhard Richter, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Ugo Sterpini.
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Indirizzo

  • Piazza del Moretto, 40
    53027 Bagno Vignoni (SI)
    Italia
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